IL MARKETING TERRITORIALE : OPPORTUNITA' O CHIMERA?
Il marketing territoriale, ovvero tutte quelle attività che
mirano a promuovere un territorio a fini commerciali, perché di questo si
tratta almeno in ambito turistico, è un mantra che sta diventando roboante
sulla scia della visibilità, a livello nazionale, di molti spot di famose
destinazioni turistiche agevolate, negli ultimi tempi, da campagne mediatiche
ben fatte e veicolate sia a livello televisivo che attraverso internet.
Ma che cosa si intende realmente quando ci si approccia ad
un progetto di marketing territoriale?
Andiamo per gradi e cerchiamo di capire insieme quali sono i
costi/benefici e quali le difficoltà strutturali-organizzative di un
operazione, complessa e articolata, come questa.
La prima cosa che vorrei mettere sul tavolo, a livello di
premessa, è che un’azione di marketing territoriale presuppone un progetto a
lungo termine e altamente sinergico nella sua evoluzione.
A lungo termine perché un territorio ha bisogno di tempo per
promuoversi ma, e soprattutto, ha bisogno di dotarsi di tutte le
infrastrutture ed i servizi che alzino la qualità della propria offerta
turistica ed ulteriore tempo per organizzare itinerari, eventi e manifestazioni
in linea con l’immagine che si è deciso di darsi all’esterno dei propri
confini.
Sinergico perché qualsiasi azione di marketing territoriale
presuppone un investimento in termini di costi ed impegno che non può
sussistere senza una sinergia tra imprenditori e organi istituzionali preposti.
Prima quindi di intavolare un progetto occorre capire cosa,
chi, come in quest’ordine preciso.
Il “cosa”:
Decidere quale territorio promuovere sembrerebbe una
cosa semplice, ed in effetti lo è, ma essere consapevoli delle difficoltà a cui
andiamo incontro deve essere ben chiaro per evitare che il progetto naufraghi
senza ottenere i risultati sperati. Espongo un esempio vicino alla mia
sensibilità perché mi è più semplice, parlando del territorio nel quale sono
nato ed attualmente vivo, Follonica in provincia di Grosseto nella Maremma
Toscana.
Per valorizzare questo territorio e comunicare ciò che ci
differenzia dagli altri, ciò che ci rende unici, posso considerare
probabilmente due opzioni. La prima è veicolare il prodotto (perché di questo
si tratta ma lo vedremo più avanti) targato “Follonica”, la seconda è veicolare
il prodotto “Maremma” tralasciando le opzioni “Grosseto” o “Toscana”. Lavoriamo
quindi a livello progettuale sul prodotto “Follonica” o “Maremma”? Ci
sono pro e contro.
“Follonica” presenta una situazione più facile e veloce
nella fase di analisi (acquisizione dati su cui costruire il prodotto) rispetto
ad un territorio molto più vasto rappresentato da “Maremma”. Ha una rete
definita e chiara a livello imprenditoriale ed un referente principale, il
comune, con cui costruire un tavolo di lavoro. “Follonica” inoltre sarà un
prodotto chiaro e preciso da veicolare, facilmente identificabile
geograficamente e con la possibilità della creazione ed utilizzo di tutti gli
strumenti necessari alla sua valorizzazione con tempi e modalità abbastanza
snelli (portale web a livello territoriale, confezionamento di pacchetti
turistici dedicati, video promozionali, convenzioni tra strutture ed attività
ludiche e di intrattenimento cittadine, adesioni collettive a campagne di
prezzi calmierati etc etc).
Indubbiamente lavorare sul prodotto “Follonica”, legato
soltanto ad un’area cittadina, appare sicuramente meno complicato e con
tempi di attuazione più veloci rispetto a “Maremma” ma quali sono i punti di
debolezza? I “contro” di questa scelta?
Il primo è rappresentato dal minore appeal rispetto al
prodotto “Maremma”. Follonica non ha una storia su cui puntare avendo pochi
edifici storici e non essendo, ad esempio, un borgo medievale come molti
altri qui in Maremma. Gli assi diminuiscono ancora perché veicolando
principalmente il territorio cittadino si “perdono” aspetti naturalistici (i
tanti parchi naturali della Maremma ), archeologici (le necropoli etrusche per
esempio), folkloristici (sagre e feste di paese)e tante mete del turismo
balneare (tra cui spiagge rinomate e già approdi turistici riconosciuti).
Il secondo macroscopico “contro” è rappresentato
dall’aspetto dei costi che sarebbero circoscritti ad un numero esiguo di attori
coinvolti e, per la parte istituzionale, ad un solo referente principale a
fronte di un costo promozionale similare a quello rappresentato da “Maremma” ma
con molti più attori con i quali condividere le spese da sostenere.
A questo punto, come ogni buon guru del web-marketing
consiglierebbe, la soluzione è quella di promuovere “Follonica” avvalendosi e
sfruttando le doti che il territorio della Maremma tutta rappresenta… ma
è molto più facile a dirsi che a farsi.
In un quadro di questo tipo cambiano principalmente tempi ed
attori in causa e conseguentemente gli obiettivi da conseguire.
Fermiamoci un attimo e cerchiamo di tirare le fila. Abbiamo
deciso di promuovere il prodotto “Follonica> Maremma”, al resto
penseremo più avanti.
Il “Chi”
Il punto in questione è apparentemente chiaro. Il “chi fa
cosa” pretende la creazione di un team sinergico tra figure istituzionali
(Comune, regione, enti di valorizzazione territoriale) e private (associazioni
operatori sul territorio, figure imprenditoriali di riferimento).
Le problematiche nasceranno non solo sulla figura
coordinatrice del progetto (che sarà legata ad un'area definita e che seguirà
scelte definite) ma, soprattutto, dalla fattibilità dell’impegno richiesto da
parte degli attori privati, per non rischiare che, alla fine, tutto ricada
sulle figure istituzionali preposte che solitamente non hanno il polso preciso
delle esigenze dei fornitori dei servizi necessari e che, sicuramente,
avranno attivato degli strumenti e delle azioni di team quando il team stesso
non riuscirà a portarle avanti. Questo tipo di meccanismo, ricorrente
purtroppo, porta ad una desertificazione della spinta propulsiva ed a delle
attività di facciata, senza riuscire a risolvere le problematiche “sul campo”.
Prima di individuare il “chi”, in sostanza, bisognerà
individuare quello che viene definito “capitale sociale” ovvero tutti gli enti,
le associazioni e soprattutto le persone che rappresentino qualità,
disponibilità e capacità necessarie a rendere il progetto di marketing
territoriale vincente.
Bisogna trovare insomma le figure che riescano a mediare tra
l’opportunismo dell’interesse personale e l'opportunità del bene collettivo.
Il “Come”
Su questo punto potremo scrivere un articolo a parte visto
le differenze di vedute sull’argomento ma, sposando la tesi che personalmente
prediligo, credo che la strada maestra sia una.
Non esiste, almeno attualmente, una promozione fattibile
senza il confezionamento di un’offerta da veicolare ed affiancare al “brand”
territoriale.
Nella promozione online, ma anche in quella offline, non
riusciremo infatti a promuovere un’area geografica (un territorio) cosi com’è,
per inerzia ma dovremo confezionare un “prodotto” che contenga un’idea vincente
sul perché visitare una determinata area con le sue tradizioni, eventi,
opportunità e particolarità; dovremo, in sintesi, creare una “leva” che spinga
alla creazione di interesse su una determinata zona.
Dire: < venite a Follonica in Maremma > risulterà
insulso e naufragherà nella marea di proposte che l’Italia o anche solo la
Toscana veicola.
Dire invece < venite a Follonica in Maremma perché…> a
patto che si riesca a dargli la visibilità necessaria, potrebbe provocare dei
flussi interessanti e benefici per il territorio.
Questo tipo di azione si rende necessaria anche, e
soprattutto, in regioni dalla spiccata vocazione turistica dove il concetto di
“competitors” territoriali è prevalentemente interno e dove emergere risulta
difficile per l’immenso patrimonio socio-culturale che determinate località
posseggono.
Per fare chiarezza sul concetto proviamo a fare un esempio.
Facendo una semplice ricerca su google con chiave “località
turistiche in Toscana” usciranno FIRENZE, SIENA, PISA, SAN GIMIGNANO e con
chiave “cosa vedere in Toscana” nell’odine GALLERIA DEGLI UFFIZI, DUOMO DI
FIRENZE e TORRE DI PISA e via via per molteplici ricerche simili avremo sempre
il medesimo risultato ovvero la massima (o assoluta) visibilità alle solite
località (Firenze, Pisa, Siena) che qui diventano altrettante destinazioni
turistiche.
In una promozione di territori diversi da quelli citati
quindi i principali competitors sono interni alla regione naturalmente e
rappresentano scogli troppo scomodi per affrontarli di petto.
Il concetto vale per “Follonica” ma anche per “Maremma”,
ambedue di fronte ad una lotta impari a livello di visibilità e forza di fronte
a colossi come “Toscana” o punti inamovibili come “Firenze”.
Per competere, agli occhi di un turista che viene in
Toscana, dovremo crearci delle nicchie ad hoc… altamente personalizzate e
specifiche ma queste sono cose ben note, in caso contrario un territorio come
il nostro dovrà accontentarsi delle vacanze balneari di un turismo di
prossimità o dei piccoli flussi (sempre circostanziati a livello stagionale)
alla ricerca della chimera delle spiagge selvagge e incontaminate.
Il Prodotto
Qualunque sia la “leva” individuata è necessario prima di
confezionare il prodotto analizzare nel profondo il territorio nel quale si
opererà. Questa fase di analisi prevede una raccolta dati, l’elaborazione degli
stessi e l’analisi costi/benefici/fattibilità. Una volta che avremo innanzi la
visione territoriale, con servizi e particolarità spendibili o da realizzare e
la rete locale da attivare proveremo a confezionare una proposta, un prodotto
da immettere sul mercato turistico.
Dall’analisi dovremo riuscire quindi:
-avere
un quadro di ciò che abbiamo e ciò che necessita a livello di servizi
-raccogliere
le istanze del territorio
-trasformare
istanze e necessità in un progetto finanziabile e sostenibile a
livello di costi
-individuare
risorse umane e fonti di finanziamento
A questo punto saremo pronti ad agire avendo le persone, i
fondi, le urgenze territoriali ed un team per lavorare al progetto.
Confezioneremo un prodotto (“Follonica capitale dello
sport”, “alla scoperta della Maremma antica”, “Follonica e la cucina della
Maremma” o comunque quello che verrà deciso di promuovere), ci metteremo
intorno ad un tavolo e inizieremo a dividere i compiti dandoci una forchetta
temporale all’interno della quale realizzare il progetto.
E finalmente … La Strategia
Arriviamo al dunque, a redigere un piano di marketing territoriale che, secondo
quello che abbiamo elaborato, potrebbe essere cosi sintetizzato:
Premessa
>Raccolta e analisi dei dati territoriali (
in collaborazione con gli enti pubblici e la rete imprenditoriale)
I dati dovranno essere il più possibile oggettivi e non
vincolati da considerazioni personali. A tal proposito sarebbe utile una
piattaforma unica di inserimento dati per tutti gli attori interpellati.
Raccolta di istanze dai protagonisti privilegiati (imprenditori delle categorie
interessate) sul territorio.
>Valutazione costi/benefici/fattibilità di
un’azione di marketing territoriale
>Incarico a soggetto terzo di studio per la
commercializzazione di un prodotto di marketing turistico
Azione strategica
>Analisi di fattibilità del prodotto individuato
>Individuazione risorse umane e fonti di finanziamento
per promozione del prodotto
al raggiungimento degli obiettivi dell’azione di marketing
prefissati;
>Definizione e condivisione del sistema di
interazione e integrazione tra i diversi attori economici e i soggetti preposti
>Definizione del mercato target, cioè la
popolazione e il territorio obiettivo dell’azione di marketing
>Analisi di eventuali azioni in area vasta
con sinergie con comuni ed enti non coinvolti direttamente nel progetto
>Discussione sugli interventi permanenti o
meno (ma pur sempre invasivi rispetto alla realtà precedente ad essi) che
risulteranno come variabili endogene rispetto all’area territoriale oggetto
dell’azione.
Ad esempio realizzazione nuovo impianto sportivo con tutte
le variabili eventuali sul tavolo
>Suddivisione del budget dedicato
>Sensibilizzazione della realtà locale sulle
azioni decise che è stato deciso di intraprendere
>>> Azioni sul prodotto:
- Prezzo, coerente rispetto alla qualità ed alle
caratteristiche del prodotto offerto
- Prodotto, adatto al mercato target che si vuole
conquistare
- Promozione, quale strumento di comunicazione per far
conoscere il prodotto e le sue
qualità al mercato target che si vuole raggiungere
- Piazzamento, ovvero il miglior mezzo per far arrivare il
prodotto al consumatore finale
>Definizione degli attori che governano il
progetto di marketing territoriale
>Individuazione di obiettivi trasversali all’azione
Ad esempio attrarre il mercato dei produttori e consumatori
nel territorio.
>Individuazione degli strumenti utili
all’azione di marketing territoriale
>Partenza.
Commenti
Posta un commento